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Rievocazione Storica e Palio dello Doppiero
Operazione recupero Biga
Carlo Innocenzi (compositore)

MONTELEONE DI SPOLETO

                        di Patrizia Penazzi


Comune:
Superficie kmq. 61,58 - Popolazione 667 - Altitudine capoluogo m. 978 s.l.m.
Frazioni: Butino – Ruscio – Rescia - Trivio


Monteleone di Spoleto, in provincia di Perugia, sorge su un colle alto 978 metri, alla fine della valle del Corno, quella che si estende a Nord Est del monte Terminillo. La sua posizione di castello di pendio gli ha fatto guadagnare nei secoli l’appellativo di “Leone degli Appennini”.
Il comprensorio di cui fa parte Monteleone di Spoleto si chiama Valnerina, perché è attraversato dal fiume Nera, che da Terni arriva fino ai monti Sibillini.
Monteleone è situato all’interno del Parco Naturale Coscerno-Aspra in area archeologica, a sud-est della regione Umbria.
Questo vasto territorio, che rappresenta uno degli angoli naturalisticamente e paesaggisticamente più gradevoli ed interessanti dell’intero Appennino centrale, è costituito da una serie di imponenti rilievi montuosi separati da strette e profonde valli.  La superficie di territorio ricoperta da boschi è notevole ma è anche intervallata da ampi pascoli e piccoli campi, frutto del rapporto che da millenni intercorre tra l’ambiente naturale e l’uomo.
La vegetazione boschiva è formata in prevalenza da: faggi, roverelle, cerri, ornielli, carpinelle, lecci, castagni e querce; sui pascoli fioriscono la viola, la genziana, il giglio, l’asfodelo. All’interno dei boschi si rifugiano: il lupo, il cinghiale, l’istrice, la lepre, il gatto selvatico; nidificano: il picchio, il rosso maggiore, la tordela, il tordo bottaccio, il colombaccio, il ciuffolotto, la poiana, la cince, la ghiandaia; le pareti rocciose sono abitate dal falco pellegrino, il falco lanario, il gheppio e l’aquila reale, ma anche dalla taccola, la rondine montana, il rondone maggiore ed il picchio muraiolo.


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Storia

La si può dividere in sei epoche:

Protovillanoviana: nel 1907 l’archeologo A. Pasqui, rinveniva, sul pendio settentrionale del Colle del Capitano, una necropoli con tombe a pozzetto.
Le 44 tombe rinvenute, nelle quali furono trovate urne di ceramica contenenti, oltre alle ceneri dei defunti: spilli, fibule ed anelli contorti dal fuoco, presentavano affinità con quelle scoperte a Pianella della Genga, alla Tolfa ed Allumiere e con il protovillanoviano della Val Padana.


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Folklore

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La Biga di Monteleone di Spoleto

dott.sa Carla Termini


La Biga fu trovata agli inizi del 1902 a Monteleone di Spoleto in località Colle del Capitano. Era in una tomba a tumulo con i corpi di un uomo e di una donna e con vari oggetti di corredo tra cui due kylix (coppe) attiche a figure nere databili intorno al 530 a.C. Grazie proprio a questi due reperti è possibile datare la Biga alla seconda metà del VI sec. a.C.
Ora è al Metropolitan Museum of Art di New York, dove fu portata nel 1903 da mercanti fiorentini.
La Biga è in legno di noce interamente rivestita di lamine di bronzo dorato lavorato a sbalzo. Il timone (circa 2 metri) ha l’attacco coperto da un protone di cinghiale dalla cui bocca sembra uscire; al termine ha invece una testa di uccello rapace. Poco prima di questa è il giogo per l’attacco dei due cavalli, caratterizzato da due anse nastriformi terminanti a testa di serpente.


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    “San Nicola, facci il miracolo”

prof. Luciano Giacchè (CEDRAV)


Nelle memorie della tradizione intorno al farro, c’è anche San Nicola che lo distribuì ai poveri di Monteleone di SpoletoTavole Iguvine

"Clauerniur dirsas herti fratrus atiersir posti acnu/farer opeter p. III agre tlatie piquier martier et sesna/homonus duir puri far eiscurent ote a. VI".

Le Tavole Iguvine che chiedono ai Claverni di dare ai confratelli Atiedii, in rapporto alla circoscrizione, 6 libbre di farro e una cena ai due uomini incaricati di riscuotere il farro, testimoniano non solo la presenza di questo cereale in Umbria nella seconda metà del II secolo a.C., ma anche il suo uso rituale per il pagamento di tributi. Un uso confermato anche dall'iscrizione romana dell'orologio solare di Bevagna che si deve a un Nortinus e un Ofedius (o Aufidius), qualificati come "questores far(r)arii", questori del farro, addetti alla riscossione dei tributi in natura.
Al bronzo delle Tavole di Gubbio ed alla pietra della meridiana di Bevagna è affidata la più antica memoria scritta del farro in Umbria, un alimento di fondamentale importanza da cui derivano direttamente termini come "farina" (far(r)ina) e "foraggio" (farrago) o espressioni come "sfarrare", che indica l'operazione di frantumazione dei chicchi di grano, o "farragine/farraginoso" per coacervo disordinato di componenti.
Diffusamente presente nel territorio come coltivazione dominante soprattutto in epoca romana e saldamente presente nella nostra lingua come matrice di termini di largo uso, il farro è progressivamente andato in disuso anche per la sua caratteristica di frumento "vestito", che rende molto laboriosa l'operazione di liberare il seme dalla pula.


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Miniera di Monteleone di Spoleto


a cura di Patrizia Penazzi
(tratto da Miscellanea – “Delle Miniere di Ferro nello Stato Pontificio”)

medaglia Urbano VIII“Deve in essa ravvisarsi la più celebre ed una delle più fruttuose di quelle dello Stato Pontificio; mentre è da numerare ancora tra le riguardevoli dell’Italia.
Al Pontefice Urbano VIII si volle attribuire la gloria di averla ritrovata ed aperta nell’anno 1641, e come di fatto segnalato e memorabile se ne batterono due medaglie, dell’una delle quali poniamo in luce l’incisione nella tavola annessa a dichiarazione ed ornamento del soggetto. Grandi probabilità inducono però a credere, che le primitive escavazioni a riferire si abbiano agli antichi abitatori di queste contrade, e che si riprendessero ancora nei tempi di mezzo. Può ben attribuirsi a l’esser stata il luogo avuto sempre per miniera, il trovarlo appartenere per diretto dominio alla sede apostolica della Casa Orsini; l’altro è di dichiarazione d’esser Monteleone bene feudale di detta camera e non allodiale degli Orsini.
Ma qualunque cosa si voglia di ciò credere, degno sempre di grande encomio si chiamerà Urbano VIII per aver provveduto all’attivazione di questa miniera schiudendo allo stao una nuova sorgente di utilità.interno miniera
Vi spedì esso ottimi artefici, ordinò lavori grandiosi, aprì una strada rotabile propria della miniera; eresse dalle fondamenta un opificio, secondo le cognizioni di quei tempi perfetto. In esso si eseguivano in appositi locali le operazioni dello abbrustolir la miniera, del successivo lavarla, e finalmente fonderla.
Per dare al Forno la quantità d’acqua atta a produrre il vento necessario ordinò il Pontefice che fosse deviata una parte del fiume Corno, che scendendo dalle montagne di Leonessa, accresciuto di molte sorgenti d’acqua e scoli di monte, scorre per la valle di Monteleone. Pertanto innalzato dal letto del Fiume un solido mutamento, (lo chiama “parata”) e arrestando il corso, venne esso astretto a sollevarsi sino all’altezza dov’era costruito il canale per ricevere e portare al forno l’acqua così derivata.
Questi lavori che ottennero tutto lo scopo che si voleva conseguire con essi, durarono tre anni ad essere compiuti, e ne fu scolpita nel marmo la memoria in due iscrizioni state allora poste in sul luogo:



Nota: RISULTATI ANALISI CHIMICA ANNO 1940 copia della lettera CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE UFFICIO II° Posiz. 7 Prot. N. 11617 Risposta al foglio del 13/11/1940 Roma, 3 Dicembre 1940/XIX° Al Geom. GAETANO JACHETTI OGGETTO: Campione di minerale per l’esame. Il campione che avete inviato in esame è costituito da minerale di ferro e manganese con ganga. L’analisi, limitata alle ricerche del ferro e manganese e residuo insolubile, ha dato il seguente risultato: Residuo insolubile 23,20 Ferro 57,60 (pari al 40,32% di Fe) Manganese 5,60 (pari al 4,03% di Mn) Si tratta di un discreto minerale che, se abbondante e di composizioni medie uguale a quelle del campione esaminato, può essere industrialmente utilizzato. p. IL PRESIDENTE (F.to illeggibile)

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