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Carlo Innocenzi (compositore)
ArcheoAmbiente-News 08 aprile 2011 - Buco dell'ozono, registrato dall'Esa (Agenzia Spaziale Europea). Una perdita record sull'Artico…….

Una perdita record di ozono sull'Artico è stata registrata in marzo dal satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il fenomeno è stato causato da venti molto forti che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, generando temperature molto basse. Questa massa d'aria fredda, per effetto della luce solare, ha rilasciato in marzo prodotti dei clorofluorocarburi (Cfc), come atomi di cloro e bromo, veri e propri distruttori dell'ozono.

L'ultima perdita record di ozono sull'Artico risale a 14 anni fa. Anche nel 1997, come nell'inverno di quest'anno, si erano registrate temperature insolitamente basse e il perchè questo sia accaduto è ancora da capire. Un'ipotesi all'esame dei ricercatori è che i due inverni così freddi siano correlati statisticamente al cambiamento climatico globale. I venti molto forti che hanno isolato la massa d'aria fredda sull'Artico sono noti come «vortice polare», l'area di bassa pressione che staziona in modo semi-permanente sul Polo Nord. Così isolata, la massa d'aria fredda non ha potuto mescolarsi con l'aria presente alle latitudini medie ed la sua temperatura si è abbassata progressivamente.

A circa 20 chilometri dalla superficie terrestre, la luce solare più intensa in marzo ha innescato la reazione che scinde i clorofluorocarburi (Cfc) nei loro componenti: il cloro e il bromo. Il cloro si lega quindi all'ozono e lo trasforma in ossigeno biatomico. È così che la concentrazione di ozono si riduce e, con essa, si assottiglia il filtro prezioso che protegge la Terra dagli effetti negativi dei raggi ultravioletti.

Nessun rischio per l'Europa. La perdita record di ozono sull'Artico registrata dal satellite europeo Envisat «non rappresenta alcun pericolo per l'Europa, nè tantomeno per l'Italia», ha detto il direttore per l'Osservazione della Terra dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), Volker Liebig. «Si può godere il sole primaverile senza timore di esporsi a raggi ultravioletti troppo aggressivi», ha aggiunto.

Nel frattempo sono 4 o 5 i satelliti che continuano a sorvegliare costantemente il fenomeno sul Polo Nord. Tra questi c'è ancora Envisat e un altro satellite dell'Esa, Metop. «Sono in grado di compiere osservazioni accurate e in modo costante, registrando i nuovi dati relativi a ozono e raggi ultravioletti, che saranno resi pubblici online, sul sito dell'Esa», ha detto ancora Liebig. In questo momento, ha aggiunto, è attiva soprattutto la collaborazione a livello europeo, ma è chiaro che l'obiettivo è «lavorare tutti insieme».

Le cause. L'ozono è un gas formato da tre atomi di ossigeno, che a livello del terreno è pericoloso per la salute a causa della sua grande capacità ossidante. Proprio questa caratteristica però lo rende indispensabile nella stratosfera, tra i 12 e i 50 chilometri di altezza, dove invece ha la funzione di assorbire in parte i raggi Uv solari. I principali imputati per la perdita dell'ozono atmosferico sono gli idrocarburi alogenati (i cosiddetti Cfc, o clorofluorocarburi), sostanze chimiche usate come refrigeranti dagli anni '30 del secolo scorso. Queste molecole sono praticamente inattive a livello della superficie terrestre, ma in grado di interagire con le molecole di ozono nella stratosfera, dove sono condotte dalla normale circolazione atmosferica e dove si fermano per circa 120 anni. I Cfc sono stati messi al bando nel 1987 dal protocollo di Montreal, entrato in vigore due anni dopo, che ha avuto un effetto immediato nei paesi occidentali, mentre alcune fonti sostengono chein Cina e India siano ancora usati.

Gli effetti sulla salute. Gli effetti di un eventuale buco dell'ozono sono più che altro a lungo termine, e sono legati agli effetti negativi dei raggi Uv, che verrebbero amplificati in caso di diminuzione dello schermo protettivo della stratosfera. Il principale effetto è l'aumento dei tumori della pelle dovuti all'esposizione, che cresce nelle zone più vicine al 'bucò, mentre per gli occhi il pericolo maggiore è la cataratta. Anche il sistema immunitario viene depresso da un'esposizione eccessiva a questi raggi.

Fonte: Il Messaggero
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